Mandala Mantra
Questi Mandala sono costituiti da una ciclicità Mantra, da intendersi come una base che simboleggia la realtà eterea e spirituale, e sostiene il simbolo interno, dal quale il Mandala prende il significato principale. Le scritte all’ interno del Mandala sono un Mantra in tibetano, ovvero una preghiera ripetuta, al fine di sorreggere e dar forza al simbolo al centro, che dà il significato principale al Mandala. La preghiera scritta è pronunciata: “Om mani padme hum” ed il significato che le viene attribuito è Amore universale e compassione, che rappresentano le basi del buddhismo.
Questo mantra è probabilmente il più famoso e usato nel buddhismo tibetano, e produce un effetto benefico nella psiche e nella mente.
Thangka Divinità
L’etimologia della parola “Thangka” è dipinto con superficie piana o più convenzionalmente, messaggio arrotolato.
Tradizionalmente, i monaci e i lama tibetani usavano i thangka per portare gli insegnamenti alla popolazione. Poiché sono dipinti su pergamena, cotone o altri materiali morbidi, sono stati facilmente trasportati e srotolati, ad esempio in un villaggio lontano dal monastero. Gli abitanti del villaggio si riunivano nella piazza principale attorno ad un lama, che indicava con un bastone le diverse illustrazioni del thangka, affinchè potesse trasmettere la conoscenza.
In generale nei thangka vengono illustrate : la vita del Buddha, il ciclo della vita, le rappresentazioni di divinità.
La realizzazione materiale di un thangka, come del resto avviene per la maggior parte dell’arte buddista, è di natura altamente geometrica. Braccia, gambe, occhi, narici, orecchi e vari utensili rituali vengono tutti posti su una griglia sistematica di angoli e linee, intersecandosi.
Il procedimento appare molto scientifico, ma spesso richiede una conoscenza molto profonda del simbolismo della scena che si sta dipingendo, onde coglierne l’essenza o lo spirito.
Utilizzo : Meditazione, Feng Shui, Energia Positiva, Buon Auspicio, Collezionismo, Arredamento, Interior Design.
Il materiale del dipinto è tela di cotone, ed i colori sono pigmenti solubili in acqua, sia di minerali che di materiali organici, temperati con una soluzione di erba e colla.
Thangka Tradizione Tibetana
L’etimologia della parola “Thangka” è dipinto con superficie piana o più convenzionalmente, messaggio arrotolato.
Tradizionalmente, i monaci e i lama tibetani usavano i thangka per portare gli insegnamenti alla popolazione. Poiché sono dipinti su pergamena, cotone o altri materiali morbidi, sono stati facilmente trasportati e srotolati, ad esempio in un villaggio lontano dal monastero. Gli abitanti del villaggio si riunivano nella piazza principale attorno ad un lama, che indicava con un bastone le diverse illustrazioni del thangka, affinchè potesse trasmettere la conoscenza. In generale nei thangka vengono illustrate : la vita del Buddha, il ciclo della vita, le rappresentazioni di divinità.
La realizzazione materiale di un thangka, come del resto avviene per la maggior parte dell’arte buddista, è di natura altamente geometrica. Braccia, gambe, occhi, narici, orecchi e vari utensili rituali vengono tutti posti su una griglia sistematica di angoli e linee, intersecandosi. Il procedimento appare molto scientifico, ma spesso richiede una conoscenza molto profonda del simbolismo della scena che si sta dipingendo, onde coglierne l’essenza o lo spirito.
Utilizzo : Meditazione, Feng Shui, Energia Positiva, Buon Auspicio, Collezionismo, Arredamento, Interior Design.
Il materiale del dipinto è tela di cotone, ed i colori sono pigmenti solubili in acqua, sia di minerali che di materiali organici, temperati con una soluzione di erba e colla.
Thangka – La vita del Buddha
In questi dipinti viene raffigurata la storia del Buddha, dalla nascita all’illuminazione.
Vengono illustrate le esperienze significative che hanno condotto Siddharta Gautama a diventare il Buddha. Si narra che sin dalla nascita Siddharta ebbe capacità fuori dal comune, e la leggenda dice che appena uscito dal grembo della madre fu subito in grado di camminare. Fece 7 passi e ad ogni passo sbocciò un fiore di loto. Poi esclamò che avrebbe liberato l’umanità dalla sofferenza. Crebbe come principe nelle mura di un palazzo reale e nella sua cittadina all’interno. Il padre, il Re, lo circondò di prosperità, abbondanza e ricchezza, mostrandogli solo questi aspetti della vita all’interno delle mura. Dopo una giovinezza trascorsa negli agi e nelle ricchezze, e dopo essersi sposato e aver avuto un figlio, ebbe l’occasione di uscire dal palazzo. Nel bel mezzo di una festa ci fu un misterioso momento di intorpidimento generale e siddharta spinto dalla curiosità si diresse verso l’uscita del palazzo, oltre il quale non aveva mai messo piede. Uscito dal suo palazzo, ebbe quattro incontri: con un vecchio; con un malato; con un corteo funebre; con un asceta mendicante. Vecchiaia, malattia, morte e difficoltà, in quel momento Siddharta vide la sofferenza per la prima volta nella sua vita. Questi aspetti della realtà della vita lo impressionarono profondamente: era la presa di coscienza della sofferenza e dell’illusione del vivere. Desideroso di conoscere le cause del dolore presente nel mondo e di trovare uno stato di felicità duraturo, a circa trent’anni Siddharta abbandonò i privilegi della propria casta per condurre una via da asceta alla ricerca di una soluzione all’enigma della vita. Insoddisfatto delle risposte di altri maestri, dopo digiuni estenuanti, Siddharta capì che avrebbe ottenuto la conoscenza della salvezza attraverso una via equilibrata, lontano dagli estremi dei piaceri eccessivi e dalla mortificazione ascetica. A 35 anni, dopo 49 giorni di meditazione, ai piedi di un albero di fico, raggiunse l’illuminazione, e la comprensione della causa della sofferenza, divenendo così il Buddha.
Thangka – L’illuminazione del Buddha
In questi dipinti viene raffigurata la realizzazione del Buddha. L’espansione di coscienza a vari livelli, raggiunta durante l’illuminazione. Da qui raggiunse il livello più alto di conoscenza sperimentabile e la conseguente comprensione del significato della vita e la causa della sofferenza. I massimi esponenti del Buddhismo affermano che quello fu il momento più importante e significativo della storia dell’umanità. Il Buddha decise poi, di mostrare l’importanza della sua scoperta all’umanità, esponendo con metodo scientifico, la liberazione dalla sofferenza e una profonda conoscenza.
Mandala Kalachakra
Questi Mandala sono la rappresentazione grafica (più dettagliata) e disegnata, dei Mandala creati con polveri colorate, dai monaci buddhisti tibetani, durante il rito di iniziazione Kalachakra. Il conseguimento del rito prevede l’accesso alla conoscenza più alta. Questi Mandala sono costituiti da una base quadrata, ovvero un sistema avente quattro zone/isole, ed esternamente otto isole minori (le ruote del Dharma), che sostengono il centro, la sede della conoscenza. Le quattro isole rappresentano i quattro elementi, attraverso i quali è possibile raggiungere il centro, la conoscenza. L’elemento Terra è di colore nero (va posto verso il basso), l’Aria è arancione, il Fuoco è rosso e l’Acqua è Azzurro. Il significato simbolico di questo disegno è la rappresentazione dei sistemi che costituiscono l’universo. La geometria che ne deriva, dà la profondità al Mandala, rappresentando appunto la molteplicità di sistemi, uno dentro l’altro. Rappresenta quindi la conoscenza più alta e profonda del sistema Universo. Viene così considerato la “rappresentazione dell’Universo”. Una leggenda narra che Siddharta Gautama, il Buddha, vide proiettato sul soffitto questo disegno, in una fase meditativa. In quel momento ebbe l’intuizione e la realizzazione che tutte le cose fanno parte di sistemi uno dentro l’altro, in modo individuale ma allo stesso tempo facenti parte di un sistema più grande ; vide in modo frattalico, che ogni cosa ha la sua funzione nel piccolo, per permettere a qualcosa di più grande di esistere, e così via. Così è questa la realizzazione dell’interdipendenza delle cose. Questo disegno è capace di attivare l’intuizione delle dinamiche universali, ritrovandole in ogni contesto. L’importanza di questo disegno è tale, per cui i monasteri tibetani sono concepiti e costruiti con questa geometria, quindi vedere il mandala Kalachackra è come osservare un monastero dall’alto. Il Mandala Kalachakra viene anche chiamato la casa del Buddha o la casa della conoscenza.

